Albergo diurno barbiere poltrona

Albergo Diurno Venezia: il bagno negli anni 20

Visitare l’Albergo Diurno Venezia è un pò come immergersi nell’atmosfera della Milano degli anni ’20.
La gestione e le visite di questo sito sono state affidate dal Comune di Milano al FAI e pertanto il luogo è aperto solo se accompagnati e su prenotazione.
Sull’Albergo Diuno Venezia in rete è già stato scritto tantissimo. Quello che vorrei fare oggi è provare a farvi venire voglia di vivere e immaginare [più che guardare] questo luogo dove il tempo pare essersi fermato.

 

Un ambiente pubblico, quando pubblico era più che mai sinonimo di bello, ricco di eleganti e ricercati dettagli Decò.

Albergo Diurno: un tesoro nascosto nel sottosuolo della città

L’Albergo Diurno Venezia nasce da un’idea ‘importata’ dall’Inghilterra da Cleopatro Cobianchi, quella di realizzare un elegante e funzionale centro servizi per viaggiatori. Il primo fu costruito a Bologna.
A Milano il più conosciuto è quello vicino ai bastioni di Porta Venezia ma esiste anche l’ex Albergo Diurno Cobianchi, vicino a Piazza Duomo.
Dall’esterno non si ha idea di cosa possa celarsi sotto i lucernari in piazza Oberdan, dove una volta sorgeva il Lazzaretto, ma scendendo le scale della metropolitana (purtroppo anche le pensiline che una volta indicavano l’ingresso principale sono state sacrificate al progresso) si trova una porticina e quando si varca…oooohh…stupore!

La sala principale

Sul salone principale si affacciavano il barbiere, la manicure, la parrucchiera mentre sul fondo del locale rimangono ancora le tracce di un piccolo bar.
Durante la visita ci viene fatto un esempio che rende molto bene l’idea di una giornata tipo all’Albergo Diurno: immaginatevi di essere un viaggiatore che si sposta in treno per lavoro. I treni, che non erano certo i Frecciarossa, ci impiegavano ore a fare dei brevi tratti. Magari in una giornata calda, con i finestrini abbassati e con lo scarico del carbone che entrava dall’esterno.

A destinazione si arrivava un pò sudaticci, non profumatissimi e magari neri di fuliggine… non molto presentabili per un importante incontro di lavoro

Ecco allora che l’Albergo Diurno rappresentava un locale dove poter fare una sosta, rilassarsi e ripulirsi per bene. Era rivolto ai viaggiatori, a tutte le persone che, nonostante la casa a Milano, non avevano il bagno e a tutti i fruitori dei locali di una zona di Milano particolarmente attiva dal punto di vista sociale.

La manicure

Dedicato alle signore e ai signori, versione anni ’20 degli attuali Nails Shop.

Il barbiere

L’ultima attività ad aver abbandonato l’albergo Diurno è stato proprio il barbiere. In rete trovate ancora qualche immagine di quando l’attività era funzionante. Tutte le ceramiche del Diurno sono originali degli anni ’20 mentre le poltrone e le sedie sono degli anni ’50 ma completano in modo suggestivo l’ambientazione.

Le terme

Un breve corridoio, con dei bagni semplici sul lato destro e sinistro, introduce alle terme.
La Dea Igea, simbolo della salute e dell’igiene, visibile dal corridoio, separa gli ambienti dei bagni femminili e maschili che si estendono per tutte la lunghezza del Diurno sino all’ingresso secondario che si trova in fondo a piazza Oberdan.

 

I bagni maschili e i bagni femminili sono completi di vasca, lavello, wc ed erano dotati di ogni comodità dal punto di vista tecnico impiantistico. Hanno caratteri fortemente diversi: quello degli uomini ha colori decisi e forti, quello delle donne invece è fatto su toni pastello e delicati.

 

L’umidità e la condensa sono state, fino ad oggi, nemiche della buona conservazione del Diurno. Sono tutt’ora in corso riflessioni e progetti sul recupero e riuso dei locali (oltre naturalmente alla raccolta fondi, possibile tramite le visite guidate).

A noi è piaciuta l’atmosfera, i dettagli, riscoprire con delle torce (alcune zone sono davvero buie!) i particolari di un luogo sotterraneo pieno di fascino e bellezza.

 

Photo Credits | Id-Tips

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