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L’architetto viaggia sul web…o no?

Qual è il rapporto tra architetto e tecnologia?

L’altro giorno stavo leggendo il Corriere della Sera, e la mia attenzione è stata attirata da un articolo a firma di Dario Di Vico, l’ Uber degli architetti, magari anche a qualcuno di voi è capitato sotto mano.

In buona sostanza si descrive il fenomeno del cosiddetto cloud working applicato alla realtà dell’ architetto: piattaforme di marketplace che promettono di far incontrare domanda e offerta, abbattendo le barriere spaziali. Per fare un esempio: abito a Milano e voglio fare lavori prima di entrare in una casa nuova? Cerco sulla piattaforma chi ha delle competenze in merito, non importa se chi trovo abita magari a Olbia.

Questo articolo devo dire che mi ha fatto riflettere.

Se guardo la realtà lavorativa che mi circonda esistono alcuni studi di architettura con clienti internazionali di cui seguono le ristrutturazioni e le aperture di tutti i negozi di un dato marchio per assicurarne coerenza e rispetto degli standard. A parte loro, per il resto si tratta principalmente di studi di architetti profondamente radicati sul territorio, con rapporti stretti con le amministrazioni comunali o al massimo provinciali, con fornitori generalmente nel circondario. I loro clienti? Sono arrivati a loro grazie al passaparola o ai contatti personali.

pianta tipo di un attico progettato dall'architetto haha hadid per milano city life

Tornando al cloud working, come può impattare una tecnologia di questo tipo sulla nostra professione? La discussione è più che mai aperta: se da un lato infatti abbiamo le enormi potenzialità che offrono le piattaforme di scambio, dalla discussione con i colleghi all’offerta dei propri servizi, probabilmente per alcuni mestieri ad alto contenuto professionale e di relazione, non è così semplice l’applicazione di questo modello tout-court.

Non si tratta di aver paura di nuovi concorrenti sul mercato: facciamo un semplicissimo esempio pratico: la ristrutturazione di un bagno.

Cerco un architetto sul web!

Cerco bene in internet, valuto, e trovo il mio studio preferito a Bari. Io abito ad Aosta… non importa, vado avanti… già, ma per i rilievi? Come si fa? Come gli mando la posizione degli scarichi? E le piastrelle? Essendo totalmente inesperta mi serve vederle, toccare con mano il prodotto, ma il fornitore è di Bitonto, e i campioni che devo vedere devono arrivare per posta, e poi devono essere rispediti.  Comodo eh? Senza contare che sono molto ansiosa, e ho bisogno di vedere spesso l’ architetto per farmi rassicurare.

Capiamoci, si tratta solo di sistemare il bagno, pensiamo se dobbiamo rifare gli esterni e serve presentare il progetto in comune, oppure fare un salto al catasto.

Non lo so, c’è qualcosa in questa formula che ancora non mi convince al 100%: questo non vuol dire che non vada bene, ma, forse che, nel caso dell’ architetto, può essere perfettibile.

terrazza residenza architetto zaha hadid milano city life

vista residenze a city life - architetto zaha hadid

Credits Ordine degli Architetti di Milano & Zaha Hamid Architects, immagine in evidenza di Iwan Baan

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2 comments

  • Io mi sono specializzato in hotel & Spa design e questo mi porta a lavorare ovunque, a prescindere dalla mia base operativa. Però, il mio lavoro non prescinde da sopralluoghi in cantiere, quando serve, soprattutto per la direzione artistica piuttosto che per rilievo e presentazione dei progetti. Quindi, in merito al post, che dire? Tecnologia indispensabile (fondamentale, direi!) ma il rapporto personale con il cantiere e, soprattutto, con il cliente difficilmente riesce ad essere eliminato

    • Ciao Stefano, siamo d accordo con te. Per la nostra professione il contatto con il cantiere rimane un punto focale, mentre la tecnologia ci permette di abbattere le barriere e ampliare le possibilita e gli orizzonti. Il dibattito è aperto!

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